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Hubble

  1. 182600

    Lobi da paura
    < Ieri  17 maggio 2009  Domani >
    Un tatuatore venezuelano esibisce il suo strano piercing al World Social Forum di Caracas.
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    Stufo dei soliti orecchini, questo tatuatore ha deciso di mettersi all’orecchio un bicchiere. E chissà che qualcuno non decida di imitarlo infilandosi nei lobi una tazzina da caffè o un più elegante calice di spumante!
    Di certo non seguirà il suo esempio Monte Pierce campione mondiale di “lancio con le orecchie”. Allo statunitense infatti i lobi servono tutti interi e senza buchi poiché li usa per lanciare monetine a più di 3 metri di distanza. Una “specialità” agonistica curiosa (del quale probabilmente è l’unico “atleta”) resa possibile da cartilagini superelastiche, capaci di tendersi fino a 12 centimetri di lunghezza.
    Pazzo per i piercing? Non perderti “Bucati e contenti”
    Guarda anche la signora con un cucchiaino nella lingua

    Dolce far niente
    < Ieri  16 maggio 2009  Domani >
    Mamma e cucciolo di viscacha tra le rocce del Deserto di Atacama, in Cile.
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    Contrariamente a quello che si potrebbe pensare questi non sono buffi conigli con la coda. Anche se si somigliano, con i conigli non sono nemmeno parenti. I viscacia della foto, infatti, sono dei roditori della famiglia dei cincillà, che vivono sui monti di Cile Perù. Mentre i conigli non sono roditori ma appartengono all’ordine dei laghiformi.
    I viscascia amano il comfort e sono molto pigri. Quando non dormono se ne stanno sdraiati al sole a sonnecchiare e a spulciarsi a vicenda. Attivandosi un po’ solo all’alba e al tramonto quando lo stomaco inizia a brontolare. Solo allora scorazzano tra un dirupo e l’altro, in cerca di muschi e licheni da mettere sotto i denti.
    Sai qual è l’animale più pigro del mondo?
    Dedicato ai dormiglioni: tutto sullo sbadiglio
    Quasi quasi mi faccio l’hovercraft
    Scooter, biciclette elettriche e Segway stanno per diventare pezzi da museo: la nuova frontiera della mobilità urbana ecosostenibile è Hoverpod, il personal hovercraft. Lo sta sviluppando Entecho, un’azienda australiana che produce ventole per impianti di climatizzazione. Hoverpod ha la forma di un disco volante di circa 1 metro e mezzo di diametro e può ospitare 3 passeggeri. Grazie alla potente ventola posizionata sotto il pianale può alzarsi da terra di circa 120 centimetri, sorvolare qualunque superficie e superare ogni ostacolo, raggiungendo la rispettabile velocità di 120 km/h.
    La ventola di Hoverpod è progettata per creare una vera colona d’aria radiale in grado di sollevare il veicolo senza bisogno di alte velocità di rotazione, a tutto vantaggio della sicurezza e dei bassi consumi energetici. E per guidarlo, secondo l’azienda, bastano un joystick e un po’ di pratica. Le specifiche del motore e il tipo di alimentazione non sono stati ancora resi noti, ma i primi test di volo potrebbero essere effettuati già nel 2010.

     

    Hoverpod
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    All’happy hour con il personal hovercraft (© foto Entecho)

    Il vero yuppie del 2020 scenderà dal SUV per salire su un mezzo molto più trendy: il personal hovercraft. Chissà se continuerà a lasciarlo in seconda fila… (Franco Severo, 18 maggio 2009)

     

    Sepolti e contenti
    < Ieri  24 maggio 2009  Domani >
    Sabbiature contro l'impotenza nella regione di El Dakrour in Egitto.
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    Questo poveretto non sta pagando pegno per una scommessa persa. Finire “sepolto vivo” dalle parti di El Dakrour, in Egitto è stata una sua libera scelta. Si pensa infatti che la sabbia della zona sia un vero toccasana contro non solo i dolori reumatici, ma anche l’impotenza maschile. Solo però se sfruttata correttamente. Cioè facendosi ricoprire di sabbia, completamente nudi, nelle ore più calde del giorno, quando il termometro sfiora i 35 gradi! Per completare la cura un bel bagno alla sorgente di Siwa: le sue acque secondo la tradizione, guarirebbero da psoriasi e dermatiti varie.
    Un’altra bizzarra terapia naturale
    Tifosi fedeli
    < Ieri  29 maggio 2009  Domani >
    Tre membri della "Chiesa di Maradona" celebrano il compleanno del loro idolo.
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    Molti calciatori sono osannati dai tifosi. Ma solo uno può vantare addirittura un “culto” in suo onore! Due fan sfegatati del Pibe de Oro, al secolo Diego Armando Maradona, hanno fondato nel 1998 a Rosario in Argentina, la chiesa di Maradona, che oggi conta migliaia di adepti in tutto il mondo accomunati da una salda fede calcistica. I fedeli hanno i loro comandamenti, per esempio Ama il calcio sopra tutte le cose, e un regolare calendario di festività e ricorrenze liturgiche. Non manca nemmeno il natale, che si festeggia però il 30 ottobre (compleanno di Maradona) con proiezione di vecchie partite del calciatore su maxi schermo da vedere tutti insieme. Nel nome di Maradona c’è persino chi si sposa: ma la promessa d’amore fatta sulla sua biografia, naturalmente non ha valore legale. Al termine della cerimonia, i piccioncini corrono a sposarsi in comune o in chiesa.
    Tante altre curiosità sul mondo del pallone
    La maestra perfetta
    < Ieri  19 maggio 2009  Domani >
    Saya, la maestra robot, tiene una lezione di prova in una scuola elementare di Tokyo.
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    “Oggi parliamo di tecnologia” la maestra sembra ferrata sull’argomento. Saya è infatti una robottina… in carriera. Creata da alcuni ricercatori giapponesi, dopo un periodo da segretaria all’Università della Scienza di Tokyo è passata a fare la maestra elementare. E nonostante l’inesperienza sembra cavarsela bene tra un appello e una lezione di scienze, anche quando – grazie a 18 motori facciali – aggrotta la fronte per chiedere un po’ di silenzio. Con la sua presenza e un vocabolario di 700 parole, Saya svelerà ai bambini il lato più innovativo e divertente della robotica. Ma niente verifiche o interrogazioni, anche perché non ha la capacità di elaborazione. In altre parole non capisce un tubo di quel che le si dice. Difficile quindi che possa rimpiazzare le sue colleghe in carne e ossa, piuttosto le potrà affiancare nelle classi a corto di insegnanti.
    Si prevede che in sette anni, un giapponese su quattro avrà più di 65 anni, con un drastico calo della forza lavoro.
    Guarda anche il robot che bacia come un umano
    Verde speranza
    < Ieri  25 maggio 2009  Domani >
    Un pitone verde arboricolo (Morelia viridis).
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    Verde come la speranza… di passare inosservato. Per questo pitone (Morelia viridis) che vive in Australia, Indonesia e Nuova Zelanda, il colore della livrea non è solo un fatto estetico. Ma una strategia di sopravvivenza che si conquista con la maturità (gli esemplari più giovani sono di solito gialli o arancioni). Mimetizzandosi infatti non solo sfugge a eventuali predatori, ma può anche procurarsi da mangiare. Non appena avverte un langurino il furbacchione si arrampica su un albero e una volta in cima, si attorciglia intorno a un ramo. Gechi, lucertole e piccoli roditori scambiano il serpente per innocue foglie, ma quando si avvicinano hanno un’amara sopresa. L’agile serpente con un balzo li acciuffa e il pranzo è assicurato.
    Foto e tante altre curiosità sui serpenti
    Guarda anche il meglio del concorso verde

    C’è un intruso nel motore!
    < Ieri  22 maggio 2009  Domani >
    Un conteiner incastrato nel motore di un aereo all'aeroporto di Los Angeles
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    “La sua valigia? Se l’è inghiottita l’aereo!”. Strano ma vero. Eppure è quello che poteva succedere - nel migliore dei casi – ai 245 passeggeri di un  Boeing 747 della Japan Airlines in partenza qualche giorno fa dall’aereoporto di Los Angeles. Il velivolo infatti, poco prima del decollo è stato bloccato per uno strano guasto. Un container di metallo, di quelli normalmente utilizzati per il carico-scarico bagagli, era finito in uno dei motori.
    Tutta colpa di una distrazione: lo scatolone probabilmente è stato abbandonato molto vicino al potente motore, che quando si è acceso l’ha risucchiato.
    Gli aerei più pazzi del mondo in questo slideshow
    Sai qual è la cosa più strana sequestrata in un aeroporto? 
    Bianca come la cenere
    < Ieri  28 maggio 2009  Domani >
    Il paesaggio attorno al vulcano Pinatubo, nelle Filippine, dopo l'eruzione del 1991.
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    Nevicata fuori stagione? Sbagliato! Da queste parti, e precisamente nelle Filippine, la neve è una rarità. Quella che vedete è la coltre di cenere bianca che ricoprì nel 1991 le pendici del vulcano Pinatubo, quando nel corso di una violenta eruzione, dal cratere si alzò una colonna di ceneri alta quasi 35 mila metri. Le polveri salite nell’atmosfera, mischiandosi al vapore si trasformarono in una pioggia di fango. Una poltiglia molto più densa della neve, che fece crollare sotto al suo peso i tetti di centinaia di case.
    Non perderti lo slideshow sui vulcani più belli del mondo
    Guarda anche una colonna di ceneri in mezzo al mare

    Pallide per natura
    < Ieri  31 maggio 2009   
    Due tartarughe albine (ord. Testudines) ospiti della Riserva biologica di Abufari in Brasile.
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    Le loro sorelle si stanno già abbrustolendo sotto al sole di maggio, ma queste tartarughe non possono concedersi il piacere della tintarella. Sono albine e con la loro pelle delicata, potrebbero ustionarsi facilmente.
    Le due tartarughe, nate lo scorso febbraio nella Riserva Biologica di Abufari in Brasile, dovranno rimanere al riparo ancora per alcuni mesi. Saranno poi liberate all’inizio dell’anno prossimo nel bacino del Rio delle Amazzoni. Nel frattempo speriamo imparino a nascondersi a dovere. Il loro candore infatti, potrebbe balzare subito agli occhi di coccodrilli e predatori.
    Guarda altri animali albini
    E scopri tante altre curiosità sulle tartarughe

    Auto ad aria: tra sogno e realtà
     Come anticipato da Focus.it lo scorso gennaio, dopo quasi 20 anni di progetti, rinvii e sospetti di bufala, l’auto ad aria compressa sembra essere finalmente pronta. MDI, l’azienda francese che le produce, ci ha confermato che le prime vetture saranno consegnate entro qualche settimana alla compagnia aerea KML e sostituiranno una vecchia flotta di cart elettrici attualmente in servizio all’aeroporto di Amsterdam. La prima prova ufficiale di questo veicolo apparentemente super ecologico è stata effettuata qualche giorno fa da un giornalista del quotidiano britannico The Guardian che nel suo resoconto dà un giudizio complessivamente positivo sul rivoluzionario mezzo.
    Sulle ali del vento. Il motore della Airpod è un bicilindrico da 5,5 cavalli di potenza alimentato da un flusso di aria ad altissa pressione stivata in una bombola-serbatoio: l’uscita dell’aria compressa aziona due pistoni che fanno girare l’albero motore. Esternamente la vettura assomiglia a una specie di uovo con tre ruote, si guida con un joystick ed è realizzata interamente in fibra di vetro per contenere al massimo il peso. Sviluppata per usi esclusivamente urbani, può ospitare fino tre persone, ha un’autonomia di 200 km e una velocità massima di 70 km/h. Il pieno d’aria si fa durante la notte grazie a uno speciale compressore elettrico ma è già pronto un dispositivo ad alta pressione che permetterà di riempire le bombole in meno di un minuto.
    In questo video una breve presentazione di Airpod

    Airpod
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    Un colpetto al joystick e via! (© foto MDI)

    Questa volta ci siamo, o almeno così sembra: l’auto ad aria sta per arrivare sulle nostre strade. Le consegne delle prima pre-serie sono previste per il prossimo mese. Ecco tecnologia, costi, prestazioni e punti oscuri di un’auto che potrebbe essere davvero rivoluzionaria. (Franco Severo, 20 maggio 2009)

     

EMISSIONI? QUASI ZERO

 
Si dice diossina o diossine?
 Diossine, furani e pcb è un documento che potete scaricare in formato pdf dal nostro sito: illustra con un linguaggio semplice e chiaro le informazioni di base di natura tecnica, scientifica e giuridica relative a diossine, furani e policlorobifenili (i PCB). È un ottimo lavoro di divulgazione realizzato nel 2006 dall’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici ora divenuta Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.
   
APPROFONDIMENTI
 # Diossine, furani e PCB, APAT 2006 (documento pdf).
# Sarcomi ed esposizione a sostanze diossino-simili (estratto, pdf), ASL Mantova.
# Che cosa sono i PCB?, da Focus.it.
# Come si misura la tossicità di diossine e PCB?, da Focus.it.
# Mostri permanenti, lo speciale di Focus.it dedicato ai luoghi più inquinati d’Italia.
# A study on PCB, PCDD/PCDF, in inglese: uno studio sulla contaminazione industriale in un contesto urbano-agricolo. Realizzato dall’Istituto superiore di sanità e dalla ASL (Azienda sanitaria locale) di Brescia in relazione al caso Caffaro [vedi Mostri permanenti: il caso Brescia-Caffaro]. I tre documenti che compongono lo studio, scaricabili in formato pdf dal nostro sito, sono:
soil (suolo), food (alimentazione), serum (sangue).
# Ispra.
# Istituto Superiore di Sanità (Iss).

 

 

Diossine
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Le diossine vengono emesse in atmosfera, possono essere trasportate per grandi distanze e infine depositarsi ed essere ritrovate nell’acqua, nei suoli e nei sedimenti (fonte “Diossine, furani e PCB”, Apat 2006).

È più corretto parlare di diossine. La parola fa riferimento a un gruppo di 210 composti chimici derivati dalla reazione di cloro con carbonio, idrogeno e ossigeno, diviso in due grandi famiglie: dibenzo-p-diossine (PCDD o diossine) e dibenzo-p-furani (PCDF o furani). Le diossine e i furani sono sottoprodotti indesiderati di alcuni processi chimici e di combustione, ossia non sono prodotti deliberatamente, non avendo alcun utilizzo pratico. La loro particolarità è che sono molto difficili da degradare, si accumulano nel terreno, si insinuano nella catena alimentare e arrivano infine nei grassi corporei. Tra le diossine, la più pericolosa è la TCDD (tetraclorodibenzo-para-diossina), detta anche diossina Seveso.
  1.  
    Case da tapparsi il naso
     Bistrattati, deprecati, confinati da millenni in fogne e latrine, gli escrementi diventeranno il materiale tuttofare del futuro? A guardare ciò che sta succedendo in vari paesi del mondo sembrerebbe proprio di sì: mentre in Svezia li utilizzano per produrre carburanti per autobus alternativi ed ecologici, in Indonesia li impiegano come materiale da costruzione a basso costo, eco sostenibile e con un’alta valenza sociale. Un team di studenti della Prasetiya Mulya Business School ha vinto l’edizione 2009 di una gara per progetti eco sostenibili grazie agli EcoFaeBrick, dei mattoni fatti con… escrementi di mucca. Gli ecomattoni sono fino al 20% più leggeri e più forti rispetto a quelli tradizionali e la loro realizzazione non richiede l’apertura di grandi miniere di argilla.
    Della mucca non si butta via niente. Realizzati con una miscela di sterco bovino al 75% (il resto è argilla), sono cotti in forni alimentati a biogas e la loro produzione comporta emissioni di CO2 molto più basse rispetto ai sistemi tradizionali. Non solo: i mattoni ecologici aumentano fino al 53% il reddito dei contadini che li producono e spesso si tratta di ex minatori rimasti disoccupati a causa dell’esaurimento delle miniere.
    E c’è chi, con il letame delle mucche, ci fa anche mobili e paviment
    Google arriva sul triciclo
     Prossimamente passeggiando per i centri storici e le isole pedonali della vostra città potreste imbattervi in un giovanotto grondante di sudore alla guida di uno strano triciclo che monta una ancor più strana telecamera a 11 obiettivi: si tratta dello Street Trike, il triciclo di Google Street View, l’ultima trovata di Big G per riuscire a fotografare e inserire nel servizio Google Maps anche le aree e i monumenti che si trovano in zone non raggiungibili da parte della Google car.
    Bellezza in bicicletta. “Molte persone in tutta Italia ci hanno chiesto di includere in Street View più immagini dei nostri tesori turistici e artistici. Molte delle meraviglie che fanno dell’Italia una meta amata in tutto il mondo però sono difficilmente raggiungibili con le Google car” dichiara Google. E così è nato lo Street Trike, una particolare bicicletta a tre ruote che può agilmente percorrere strade e stradine dove le auto non possono entrare. Il triciclo è tecnicamente identico alla Google car ed è attrezzato per la raccolta di immagini a livello della strada.
    Da Genova con… sudore. Le prime pedalate sono iniziate la scorsa settimana tra i carruggi di Genova, ma presto il triciclo di Google arriverà nelle più importanti città d’Italia. E se qualcuno lo dovesse avvistare, scatti una foto e ce la mandi: la pubblicheremo.
    Frutta da cogliere nel supermarket del futuro
     Scaffali?Roba vecchia… (© foto bredgur)
    Nel giro di dieci anni frutta e verdura si coglieranno direttamente dallo scaffale del supermercato, a tutto vantaggio del gusto e dell’ambiente. (Franco Severo, 26 maggio 2009)
    supermercato
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    Il trike di Google
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    In biciletta per i centri storici… con 11 obiettivi (© foto Google)

    Google Street View entra nei centri storici delle città italiane e lo fa con una tecnologia rivoluzionaria: il triciclo. (Franco Severo, 25 maggio 2009)
    Mattoni ecologici
    Ingrandisci la foto

    © publicenergy

    Un gruppo di studenti indonesiani ha sviluppato dei mattoni a partire dal letame delle mucche: leggeri, resistenti, ecologici… e socialmente utili (Franco Severo 21 maggio 2009)

Telescopio spaziale Hubble

Il telescopio spaziale Hubble
Il Telescopio spaziale Hubble visto dallo Space Shuttle Discovery durante la seconda missione di servizio, STS-82
Organizzazione NASA/ESA
Lunghezza d’onda coperta Ottico, ultravioletto, vicino infrarosso
Tipo di orbita Circolare
Altezza dell’orbita 600 km
Periodo orbitale 96-97 min
Velocità orbitale 7500 m/s (27000 km/h)
Accelerazione di gravità 8,169 m/s²
Momento angolare 5,28×1010 m²/s
Data di lancio 24 aprile 1990
Fine della missione intorno al 2013
Massa 11 Tonnellate
Sito internet http://hubble.nasa.gov http://hubblesite.org http://www.spacetelescope.org
Caratteristiche fisiche
Montatura Ritchey-Chrétien riflettore
Diametro 2,4 m (94 in)
Lunghezza focale effettiva 57,6 m

Il telescopio spaziale Hubble, in acronimo HST dal nome in lingua inglese Hubble Space Telescope, è un telescopio posto negli strati esterni dell’atmosfera terrestre, a circa 600 chilometri di altezza, in orbita attorno alla Terra (ogni orbita dura circa 92 minuti). È stato lanciato il 24 aprile 1990 con lo Space Shuttle Discovery come progetto comune della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea.

Il telescopio può arrivare ad una risoluzione angolare migliore di 0,1 secondi d’arco. L’HST è così chiamato in onore di Edwin Hubble, astronomo americano. È prevista la sua sostituzione con il Telescopio Spaziale di Nuova Generazione (NGST) nel 2013.

Osservare fuori dall’atmosfera comporta numerosi vantaggi, perché l’atmosfera distorce le immagini e filtra la radiazione elettromagnetica a certe lunghezze d’onda, in particolare nell’ultravioletto.

Il 27 gennaio 2007 il telescopio è entrato in safemode a causa di un guasto. Lo strumento Advanced Camera for Surveys ha smesso di funzionare e i tecnici della NASA hanno disabilitato lo strumento per permettere l’utilizzo degli altri strumenti a bordo del telescopio. L’11 maggio 2009 è stato lanciato lo Space Shuttle Atlantis per la quarta ed ultima missione di manutenzione del telescopio.

Descrizione tecnica [modifica]

Il telescopio pesa circa 11 tonnellate, è lungo 13,2 metri, ha un diametro massimo di 2,4 metri ed è costato 2 miliardi di dollari. Si tratta di un riflettore con due specchi in configurazione Ritchey-Chrétien. Lo specchio primario è uno specchio parabolico concavo di 2,4 metri di diametro, che rinvia la luce su uno specchio iperbolico convesso di circa 50 centimetri di diametro. La distanza fra i vertici dei due specchi è di 4,9 metri. Approssimando i due specchi come sferici, si può calcolare il punto di formazione del fuoco Cassegrain, ottenendo che l’immagine si forma circa 1,5 metri dietro il primario.

Due pannelli solari generano l’elettricità, che serve principalmente per alimentare le fotocamere e i tre giroscopi usati per orientare e stabilizzare il telescopio. In 15 anni di carriera Hubble ha ripreso più di 700.000 immagini astronomiche.

 

Lancio e problemi iniziali [modifica]

Due immagini che mostrano la correzione del problema ottico iniziale

Il telescopio fu lanciato dalla missione Shuttle STS-31 il 24 aprile 1990. Si trattò in realtà di un rinvio del lancio originale previsto nel 1986, rimandato a causa del disastro del Challenger nel gennaio dello stesso anno.

Le prime immagini prese dal telescopio causarono grande sconforto tra gli astronomi e tutti i partecipanti al progetto: erano fortemente distorte e fuori fuoco, e anche con lunghe elaborazioni al computer non potevano arrivare alla risoluzione prevista. Fu trovato che la Hughes corporation aveva lavorato lo specchio principale senza tener conto che sarebbe stato usato nel vuoto e non in aria. La differenza di indice di rifrazione, appena 0,0003, bastò a generare il problema. Un altro specchio identico era stato costruito da un’altra azienda, e non soffriva di questo problema, ma sfortuna volle che fu proprio il primo ad essere lanciato.

Il problema fu risolto durante la prima missione di servizio, che installò un’ottica correttiva e restituì al telescopio la qualità ottica prevista in origine.

 

Strumentazione scientifica [modifica]

 

Camera planetaria a grande campo [modifica]

Saturno

L’originale Wide Field/Planetary Camera (WF/PC1) fu sostituita con la Wide Field/Planetary Camera 2 (WF/PC2) durante la prima missione del dicembre 1993. La WF/PC2 (pronuncia uìff-pic) era uno strumento di scorta sviluppato nel 1985 dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena (California). Gli specchi secondari della WF/PC2 sono affetti da un errore uguale e contrario a quello dello specchio principale, in modo da compensarsi a vicenda. (Lo specchio primario dell’HST è di 2 micron troppo piatto verso il bordo, così le ottiche correttive della WF/PC2 sono deformate della stessa quantità ma in modo contrario).

Il ‘cuore‘ della WF/PC2 consiste in un trio di sensori a largo campo a forma di L e in un sensore per riprese di pianeti ad alta risoluzione, che va ad occupare l’angolo rimanente. Nella missione Shuttle STS-125, la WF/PC2 verrà sostituita con la WFC3 (Wide Field Camera 3), dall’analogo scopo ma con migliori prestazioni.

 

Spettrografo del Telescopio Spaziale (STIS) [modifica]

Uno spettrografo scompone la luce raccolta da un telescopio nelle varie frequenze che la compongono, in modo da poterla analizzare. Lo studio dello spettro fornisce alcune importanti proprietà di un corpo celeste, quali la composizione chimica qualitativa e quantitativa, la temperatura, la velocità radiale, la velocità di rotazione e i campi magnetici. Lo STIS (Space Telescope Imaging Spectrograph) può studiare le radiazioni prodotte dai corpi celesti comprese tra la lunghezza d’onda dell’ultravioletto (115 nm) e quella del vicino infrarosso (1000 nm). Lo strumento utilizza tre rilevatori, fotocatodi Multi-Anode Microchannel Array (MAMA). Il campo visivo per ciascun MAMA è di 25×25 secondi d’arco mentre il campo del CCD è di 50×50 secondi d’arco.

Il principale vantaggio dello STIS è la sua capacità bidimensionale rispetto a quella unidimensionale di un normale spettroscopio. Ad esempio è possibile rilevare simultaneamente lo spettro di diversi punti di una galassia, invece di eseguire una rilevazione alla volta di ciascun punto. Lo STIS può anche rilevare in una sola volta una serie di varie lunghezze d’onda dello spettro di una stella. Attualmente (febbraio 2006), lo spettrografo STIS non è funzionante.

I “Pilastri della Creazione” nella Nebulosa dell’Aquila

 

Camera infrarossa e Spettrometro multi-oggetto (NICMOS) [modifica]

Il NICMOS (Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer) è uno strumento in grado di eseguire sia osservazioni nell’infrarosso, che osservazioni spettroscopiche di oggetti astronomici. È sensibile alla radiazione con lunghezza d’onda compresa tra 0,8 e 2,5 micron, oltre il limite della sensibilità dell’occhio umano. La matrice sensibile che costituisce i rilevatori dell’infrarosso nel NICMOS deve operare a temperature molto basse. Il NICMOS mantiene i suoi rilevatori a bassa temperatura all’interno di un condensatore criogenico (un contenitore termicamente isolato simile a una bottiglia “thermos”) che contiene ghiaccio di azoto. Per funzionare correttamente la camera infrarossa deve essere raffreddata a -180 °C, e il condensatore mantiene freddi i detector per anni, più a lungo che in qualsiasi altro esperimento spaziale.

 

Camera per oggetti deboli (FOC) [modifica]

La FOC (Faint Object Camera) è stata costruita dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Ci sono due sistemi completi di rilevazione nel FOC. Ciascuno di essi utilizza un tubo di intensificazione di immagini per produrre una immagine in uno schermo a fosfori che è 100.000 volte più luminoso della luce che riceve. L’immagine viene poi scandita da una sensibile camera televisiva a silicio elettrobombardato (EBS). Questo sistema è così sensibile che oggetti con magnitudine inferiore a 21 devono essere schermati con un sistema di filtri per evitare la saturazione dei rilevatori. Nel 2002 lo strumento è stato sostituito con Advanced Camera for Surveys (ACS) durante la terza missione di servizio.

 

Ottiche correttive assiali (COSTAR) [modifica]

Il COSTAR (Corrective Optics Space Telescope Axial Replacement) non è uno strumento scientifico: è un pacchetto di ottiche correttive che fu utilizzato per annullare il difetto dello specchio principale, a favore dello strumento per oggetti deboli (FOC). Per la sua installazione è stato necessario rimuovere il fotometro ad alta velocità (High Speed Photometer) durante la prima missione di servizio. Nella quarta missione di servizio verrà sostituito il COSTAR con il nuovo strumento Cosmic Origin Spectrograph (COS).

 

Operazioni e osservazioni [modifica]

La Nebulosa Occhio di Gatto

L’oggetto di Herbig-Haro HH47

Sebbene l’HST sia sempre operativo, non tutto il suo tempo è impiegato per le osservazioni. Ogni orbita dura circa 97 minuti e il tempo viene suddiviso tra le funzioni di gestione e l’osservazione. Le funzioni di gestione includono la rotazione del telescopio per puntare un nuovo obiettivo, per evitare la Luna ed il Sole, commutare le antenne di comunicazione e le modalità di trasmissione, ricevere comandi di trasmissione dati, calibrare i sistemi e via dicendo. Per soddisfare le esigenze di puntamento dell’Hubble si dovette realizzare un nuovo catalogo stellare, il Guide Star Catalog, che è diventato di gran lunga il più completo ed accurato catalogo mai realizzato.

Quando l’STScI completa il suo piano di osservazione principale, il programma viene inviato al Goddard’s Space Telescope Operations Control Center (STOCC) dove i piani scientifici e di gestione vengono incorporati in un dettagliato programma di operazioni.

Ciascun evento viene tradotto in una serie di comandi da inviare ai computer di bordo. I comandi vengono inviati diverse volte al giorno per far sì che il telescopio operi efficientemente. Quando è possibile vengono usati contemporaneamente due strumenti scientifici per osservare regioni adiacenti del cielo. Per esempio, mentre lo spettrografo è focalizzato su una stella o una nebulosa scelta come bersaglio, il WF/PC2 può riprendere l’immagine di una regione di cielo leggermente spostata rispetto alla visuale del bersaglio. Durante l’osservazione il sensore di guida Fine Guidance Sensors (FGS) segue le loro rispettive stelle guida per mantenere il telescopio fermamente puntato verso l’obiettivo giusto.

Se un astronomo desidera essere presente durante l’osservazione, c’è un terminale allo STScI e un altro allo STOCC dove i monitor mostrano le immagini e altri dati durante l’osservazione. Da questi terminali è possibile inviare soltanto alcuni limitati comandi in tempo reale per l’acquisizione del bersaglio o per cambiare filtri, se il programma di osservazione lo prevede, ma non sono consentiti altri controlli arbitrari.

I dati tecnici e scientifici dell’HST, come pure le trasmissioni di comandi operativi, sono inviati per mezzo del sistema Tracking Data Relay Satellite (TDRS) e della stazione a terra collegata ad esso a White Sands nel Nuovo Messico. Il computer di bordo è in grado di conservare oltre 24 ore di comandi. I dati possono essere diffusi dall’HST alla stazione a terra direttamente oppure memorizzati e trasmessi in seguito.

 

Scoperte [modifica]

  • Hubble riprese eccezionali immagini della collisione della cometa Shoemaker-Levy 9 con il pianeta Giove nel 1994.
  • Prove del fatto che dei pianeti siano presenti anche attorno a stelle diverse dal Sole sono state raccolte per la prima volta con Hubble. Ad Hubble spetta inoltre il primato della prima immagine di un pianeta extra-solare raccolta da un telescopio ottico. L’immagine, rilasciata nel novembre del 2008, mostra il pianeta Fomalhaut b immerso nel disco protoplanetario di polveri e gas che circonda la sua stella, Fomalhaut [1].
  • Inoltre Hubble ha dimostrato che la materia oscura della nostra galassia non può essere formata solo da deboli stelle non ancora osservate.
  • Alcune osservazioni suggeriscono che il nostro Universo si trovi in uno stato di espansione accelerata.
  • La teoria che la maggior parte delle galassie contengono un buco nero nel loro nucleo è stata parzialmente confermata da numerose osservazioni.
  • Nel dicembre 1995, Hubble riprese un’immagine chiamata lo Hubble Deep Field, una regione grande un trentesimo di milionesimo del cielo notturno e contenente numerose migliaia di deboli galassie. Un’immagine dello stesso tipo fu presa poco dopo nel cielo australe e risultò molto simile, rafforzando l’ipotesi che l’Universo sia uniforme su vasta scala, e che la Terra occupi un posto come gli altri nell’Universo.

 

Missioni di servizio [modifica]

L’Hubble agganciato allo Shuttle per manutenzione

Il telescopio è stato visitato numerose volte da astronauti in passeggiata spaziale da uno Shuttle. Queste missioni erano state previste fin dall’inizio come manutenzione periodica, per riparare eventuali guasti e per installare nuovi componenti. Inoltre, a causa dell’attrito con l’atmosfera, il telescopio perde lentamente quota nel tempo. Lo shuttle lo riporta in un’orbita più alta ogni volta che lo visita.

  • La Missione di servizio 1, svolta nel dicembre 1993 (STS-61) installò alcuni strumenti e altri componenti. I più importanti furono: il COSTAR (Corrective Optics Space Telescope Axial Replacement), una serie di cinque specchi per correggere le distorsioni causate dallo specchio primario. La nuova camera planetaria e a grande campo (Wide Field/Planetary Camera, WF/PC II), una versione migliorata del precedente sensore ultravioletto che incorporava anch’essa delle ottiche di correzione. Durante le attività extraveicolari gli astronauti, dopo aver sostituito i componenti difettosi (compreso un pannello solare, che lanciarono nello spazio senza troppi complimenti), non riuscirono più a chiudere i pannelli del telescopio, e dovettero rimodellare di sana pianta le “serrature” deformate, effettuando quella che diventò la seconda più lunga “passeggiata spaziale” di tutta la storia. La NASA dichiarò la missione un successo il 13 gennaio 1994, e mostrò la prima di molte immagini molto migliori delle prime.
  • La Missione di servizio 2, svolta nel febbraio 1997 (STS-82) sostituì lo spettrografo ad alta risoluzione con il nuovo Space Telescope Imaging Spectrograph, e aggiunse una fotocamera infrarossa.
  • La Missione di servizio 3A, nel dicembre 1999 (STS-103) sostituì dei giroscopi e dei sensori di guida guasti, e aggiunse un nuovo computer di bordo.
  • La Missione di servizio 3B, nel marzo 2002 (STS-109) riparò e migliorò numerosi componenti, obbligando gli astronauti a lunghe e delicate passeggiate spaziali. Gli interventi sul telescopio furono, tra gli altri:
    • Sostituzione dell’unità di alimentazione, cosa particolarmente difficile perché questo componente non era stato progettato per essere sostituito in orbita. Inoltre il telescopio dovette essere completamente spento per la prima volta da quando aveva iniziato ad osservare.
    • Sostituzione dei pannelli solari. I nuovi pannelli sono derivati da quelli costruiti per i satelliti Iridium. Sono più piccoli di un terzo rispetto a quelli vecchi, diminuendo così l’attrito con l’atmosfera, e forniscono il 30% di energia in più. Grazie a loro, tutti gli strumenti di Hubble possono essere accesi e funzionanti contemporaneamente.
    • Sostituzione della “camera per oggetti deboli” (FOC) con la “camera avanzata per Surveys” (ACS). Entrambe hanno una dimensione simile ad una cabina telefonica.
    • Installazione di un refrigeratore meccanico nella camera infrarossa, non più funzionante.
Il completamento di questa missione migliorò notevolmente le capacità di Hubble, e alcuni entusiasti sostennero che era adesso un nuovo strumento.
  • La Missione di servizio 4, l’ultima vista l’imminente fine della vita operativa di Hubble, originariamente prevista per il febbraio 2005 venne inizialmente annullata a causa del disastro dello Space Shuttle Columbia. La NASA valutò in un primo momento se effettuare la missione senza equipaggio, cioè in forma robotizzata, ma l’ipotesi fu abbandonata a causa dei rischi tecnici. Il 31 ottobre 2006 l’amministratore Mike Giffin ha dato il via libera per la missione di servizio, che sarà compiuta dalla missione STS-125 dello Shuttle Atlantis, il cui lancio [2], inizialmente previsto per il mese di ottobre 2008 e rimandato all’11 maggio 2009 a causa di malfunzionamenti software del telescopio poi fortunatamente risolti dai tecnici, ha apportato le seguenti modifiche [3]:
    • Sostituzione completa dei 6 giroscopi cuore del sistema di puntamento.
    • Sostituzione completa delle batterie ormai prossime all’esaurimento.
    • Installazione della Wide Field Camera 3 al posto di WFPC2
    • Installazione del Cosmic Origin Spectrgraph al posto di COSTAR
    • Riparazione della elettronica di STIS

Con il completamento di tutti gli obiettivi principali della STS-125, ed alcuni che non erano considerati vitali, l’aggiornamento del telescopio lo rende molto più performante di prima[4][5]. L’importanza di Hubble non è dovuta solo alle spettacolari immagini, ma soprattutto dalle ricerche che ha permesso – una media di 14 articoli scientifici alla settimana basati sui dati raccolti[6]. Ufficialmente gli aggiornamenti estendono la vita del telescopio fino al 2014, tuttavia David Leckrone, senior scientist, ha affermato prima della missione che se gli obiettivi venivano raggiunti dagli astronauti, Hubble poteva facilmente superare questa data.[4].

Non prima del 2014 è previsto il lancio del James Webb Space Telescope (JWST), inizialmente chiamato Next Generation Space Telescope (NGST). Sarà dotato di specchi di diametro equivalente a 6,5 metri e opererà nell’infrarosso, con l’obiettivo principale di osservare le galassie responsabili della ri-ionizzazione dell’Universo primordiale. Sarà posizionato in un orbita molto più elevata, a circa 1,5 milioni di chilometri dal sistema Terra-Luna, in direzione opposta al Sole (secondo punto di Lagrange dell’orbita terrestre). Questa posizione offre il minimo segnale di fondo termico e quindi la massima sensibilità alla radiazione infrarossa. Tuttavia il telescopio James Webb rileva solo lo spettro infrarosso quindi Hubble, che possiede sensori che operano nelle bande dell’ultravioletto, del visibile e dell’infrarosso-vicino, può continuare ad essere di grande beneficio alla comunità scientifica[4][7]

     
 
La Airpod in breve
Motore: bicilindrico
Alimentazione: aria compressa
Potenza: 5,5 cv
Velocità massima: 70 km/h
Autonomia: 200 km
Posti: 3
Emissioni di CO2: 10-15 gr/km
Prezzo: 4.500 euro
 
     

L’utilizzo di Airpod non comporta alcuna emissione diretta di CO2 nè di altre sostanze inquinanti, ma che dire della corrente elettrica utilizzata per alimentare i sistemi di ricarica dell’aria? Se il compressore fosse collegato a una sorgente pulita come il solare o l’eolico la vettura sarebbe realmente a emissioni zero. Ma in Italia l’energia elettrica è prodotta utilizzando un mix di fonti che comprendono anche centrali a carbone, a olio combustibile, a gas e secondo l’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici del Ministero dell’Ambiente) ogni kWh di corrente distribuita nel nostro paese comporta l’emissione di 473 grammi di C02. Ciò significa che l’utilizzo di Airpod genera un’emissione indiretta di anidride carbonica quantificabile in circa 10-15 grammi al chilometro: quasi il 90% in meno rispetto all’auto a benzina più pulita attualmente in commercio. E una ricarica completa costa poco più di un euro in corrente. Nessun problema anche per i viaggi più lunghi: l’azienda di Guy Nègre ha dichiarato di essere pronta a lanciare nuovi modelli alimentati da un motore ibrido termico-aria adatti alle famiglie e ai lunghi viaggi.
La volta buona? Airpod costerà attorno ai 4500 euro e sarà sul mercato entro tre anni. A rafforzare la convizione che questa volta volta l’auto ad aria potrebbe arrivare sul serio c’è anche un contratto da 40 milioni di euro siglato nel 2007 tra tra MDI e il colosso indiano dell’auto TATA per la fornitura di questa tecnologia. Non mancano comunque gli scettici: secondo alcuni esperti la ricarica dei serbatoi è molto dispendiosa e inefficiente dal punto di vista energetico e non è ancora chiaro come i progettisti abbiano risolto il problema del congelamento del motore. Nei vecchi prototipi l’aria compressa, uscendo dai serbatoi ad altissima pressione, causava infatti la formazione di veri e propri blocchi di ghiaccio sulle parti meccaniche della vettura. Non resta quindi che attendere, ancora una volta fiduciosi e carichi di aspettative.

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